Una giornata simbolo per il rispetto dei diritti fondamentali delle donne

Istituita il 25 novembre 1999, ogni anno si celebra una ricorrenza che rappresenta sempre di più una presa di posizione contro una crisi globale di costanti violazioni dei diritti femminili: la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

La Dichiarazione sull’Eliminazione della Violenza contro le Donne emanata dall’Assemblea Generale ONU nel 1993 descrive la violenza sulle donne come: “ogni atto di violenza basato sul genere che risulti, o potrebbe risultare in, sofferenza e danni fisici o psicologici per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o l’arbitraria privazione della libertà, che avvenga in pubblico o nella vita privata” e la riconosce come una violazione dei diritti umani.

Ogni 25 novembre si dà il via ad un periodo di due settimane dedicato alla sensibilizzazione contro la violenza di genere, che si conclude il 10 dicembre con la celebrazione della Giornata Internazionale dei Diritti umani. È importante ricordare, infatti, che finché continueranno a verificarsi episodi di violenza contro le donne, sarà impossibile garantire un equo rispetto dei diritti umani.
L’obiettivo principale di quest’iniziativa internazionale è proprio quello di porre fine ad ogni tipo di discriminazione e violenza, senza trascurare nessuno.

Perché si ricorda proprio il 25 novembre?

La Repubblica Dominicana, tra gli anni ‘40 e gli anni ‘50, è stata governata dal tiranno Rafael Leonidas Trujillo.

Tre sorelle appartenenti alla resistenza, Patria, Maria Teresa e Minerva Mirabal, contrarie alle politiche dittatoriali, alla violenza, alla corruzione e alla censura, si impegnarono attivamente nella denuncia di tutti i crimini perpetrati dal regime.
Il 25 novembre 1960 i servizi segreti del dittatore catturarono, torturarono a morte le tre attiviste e gettarono i loro corpi in fondo ad un precipizio simulando un incidente. La vicenda catalizzò rapidamente l’attenzione dell’opinione pubblica, sia locale che estera, e la diffusa indignazione per quanto accaduto determinò prima la morte di Trujillo e poi caduta del regime autoritario.

La scelta di dedicare proprio il 25 novembre alla Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne è stata fatta in onore delle tre sorelle Mirabal, soprannominate Las Mariposas, martiri per la libertà del loro paese.

Un fenomeno in continuo aumento

Secondo quanto riportato dall’ONU, solo due stati su tre riconoscono il reato di violenza domestica, 49 nazioni non hanno leggi che proteggono le vittime di violenza domestica e 37 paesi in tutto il mondo non considerano un reato di violenza domestica in quanto tale se il perpetratore è sposato con la vittima.

Come dimostrano le statistiche appena illustrate, quindi, nonostante la maggior parte degli stati del mondo abbia predisposto ed integrato delle leggi a tutela delle vittime della violenza di genere, la strada per raggiungere l’utopico traguardo della tutela dei diritti delle donne è ancora lunga.

La violenza di genere è, infatti, soprattutto legata ad un problema culturale: la visione arcaica del ruolo sociale della donna si riflette nella continua negazione di diritti fondamentali, nella disparità di trattamento, nella degradazione della figura femminile e in ultimo nel suo annichilimento, attraverso violenza e femminicidio.
Inoltre, la violenza di genere non è un fenomeno “discriminante” in quanto può colpire qualsiasi donna in qualsiasi parte del mondo, a prescindere dalla sua situazione personale, condizioni di vita o stato di salute.

Violenza di genere in Italia

Nonostante la violenza di genere (che può essere di natura fisica, psicologica, sessuale o riguardare altri atti persecutori) e il femminicidio siano dei reati previsti dal Codice penale italiano, il problema resta ancora estremamente grave e diffuso.

Le statistiche dell’ISTAT aggiornate al I° trimestre del 2025 presentano una realtà allarmante:

  • La violenza fisica rappresenta tuttora la forma di maltrattamento prevalente (39,8%);
  • Il 33,8% delle donne dichiara di aver subito violenze psicologiche;
  • Nei casi in cui le vittime dichiarano di aver subito più forme di violenza, è proprio quella psicologica a comparire più spesso in associazione con altre nature;
  • Oltre la metà delle vittime di violenza di genere (53%) dichiara di subirla da anni;
  • Il 59,5% delle vittime soffre di stati d’ansia causati dalla violenza;
  • Per la maggioranza delle vittime le mura domestiche sono il principale scenario della violenza, confermando di conseguenza che gli autori sono partner (49,7%), ex partner (21,6%) o altro familiare (10,7%).
  • Circa il 75% delle vittime che si sono rivolte al 1522 non ha denunciato la violenza subita alle autorità per paura delle reazioni dell’autore.

Nei primi tre mesi del 2025, il numero antiviolenza (1522) ha ricevuto 14.011 chiamate, in media 156 telefonate al giorno.

Il contrasto alla violenza di genere

Negli ultimi decenni sono state ideate, promosse, ratificate e diffuse iniziative e convenzioni che hanno avuto come focus la condanna della violenza contro le donne.
Di seguito verrà illustrato il percorso compiuto dalle istituzioni mondiali nell’impegno alla lotta alla violenza contro le donne:

  • La Convenzione di Istanbul (2011), che definisce la violenza di genere come una violazione dei diritti umani, è un accordo ratificato da 20 Stati dell’Unione Europea che, non solo condanna la violenza contro le donne, ma mira alla sua prevenzione, alla protezione delle vittime e alla condanna dei colpevoli.
  • L’Iniziativa Spotlight (2019) è un progetto di durata decennale che coinvolge l’Unione Europea e le Nazioni Unite, e ha lo scopo di eliminare ogni forma di violenza contro le donne entro il 2030.
    Nello specifico, questo programma sta stanziando investimenti nelle zone più povere del mondo con l’obiettivo di finanziare politiche di sensibilizzazione in merito a temi come la violenza domestica e familiare, quella sessuale, il traffico di esseri umani e i femminicidi.
  • La Direttiva sul contrasto alla violenza contro le donne e alla violenza domestica è stata approvata dal Parlamento europeo nell’aprile 2024.
    Questo strumento legislativo ha il compito di uniformare le legislazioni nazionali per combattere più efficacemente questo fenomeno e si caratterizza per l’ampliamento delle categorie di violenza passibili di reato (violenza digitale, cyberstalking, molestie online e così via).
    Nonostante l’idea chiave della direttiva sia quella di condannare la violenza contro le donne, è importante notare che non è stato considerato l’illecito penale dello stupro in quanto non si è raggiunto il voto unanime per una definizione normativa a livello europeo; al suo posto è stato inserito il reato di matrimonio forzato.

E in Italia?

In Italia, le norme che tutelano le vittime di violenza di genere e violenza domestica (in primis la Legge 15 ottobre 2013, n. 119) sono state aggiornate con il cosiddetto “Codice Rosso” (provvedimento L.69/2019), allo scopo di rafforzare la tutela delle vittime e inasprire le condanne per gli autori.
Tale provvedimento ha introdotto nuove fattispecie di reato: la deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso; la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti (revenge porn); la costrizione al matrimonio; la violazione dei divieti di avvicinamento.
Inoltre, di recente, la Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità una legge che modifica il delitto di violenza sessuale, introducendo il concetto di consenso. Adesso passerà al Senato per l’approvazione.

Il contrasto alla violenza di genere

Negli ultimi decenni sono state ideate, promosse, ratificate e diffuse iniziative e convenzioni che hanno avuto come focus la condanna della violenza contro le donne.
Di seguito verrà illustrato il percorso compiuto dalle istituzioni mondiali nell’impegno alla lotta alla violenza contro le donne:

  • La Convenzione di Istanbul (2011), che definisce la violenza di genere come una violazione dei diritti umani, è un accordo ratificato da 20 Stati dell’Unione Europea che, non solo condanna la violenza contro le donne, ma mira alla sua prevenzione, alla protezione delle vittime e alla condanna dei colpevoli.
  • L’Iniziativa Spotlight (2019) è un progetto di durata decennale che coinvolge l’Unione Europea e le Nazioni Unite, e ha lo scopo di eliminare ogni forma di violenza contro le donne entro il 2030.
    Nello specifico, questo programma sta stanziando investimenti nelle zone più povere del mondo con l’obiettivo di finanziare politiche di sensibilizzazione in merito a temi come la violenza domestica e familiare, quella sessuale, il traffico di esseri umani e i femminicidi.
  • La Direttiva sul contrasto alla violenza contro le donne e alla violenza domestica è stata approvata dal Parlamento europeo nell’aprile 2024.
    Questo strumento legislativo ha il compito di uniformare le legislazioni nazionali per combattere più efficacemente questo fenomeno e si caratterizza per l’ampliamento delle categorie di violenza passibili di reato (violenza digitale, cyberstalking, molestie online e così via).
    Nonostante l’idea chiave della direttiva sia quella di condannare la violenza contro le donne, è importante notare che non è stato considerato l’illecito penale dello stupro in quanto non si è raggiunto il voto unanime per una definizione normativa a livello europeo; al suo posto è stato inserito il reato di matrimonio forzato.

Il ciclo della violenza

Raramente gli episodi di violenza di genere, soprattutto in ambito domestico, sono isolati. Spesso, infatti, questi fenomeni si verificano ciclicamente, con sempre maggiore intensità e gravità e le motivazioni principali di tali comportamenti si possono ricollegare al desiderio di controllo da parte del perpetratore.

L’autore della violenza punta ad instillare il seme della sfiducia nella vittima, spogliandola della propria sicurezza ed autonomia, umiliandola e ricorrendo a tecniche di manipolazione o alla paura per affermare il proprio potere. Le conseguenze di una violenza possono essere tali da segnare una vittima in modo così profondo da rappresentare un ostacolo molto difficile da superare.

Come già ribadito, molto spesso le vittime di violenza si rifiutano di denunciare per timore della propria incolumità o quella dei propri figli, ed è proprio in questi casi che l’osservatore esterno deve cercare di prestare ascolto alla donna ed aiutarla per quanto possibile.

Esistono, inoltre, diversi strumenti e risorse che mirano a prevenire il fenomeno della violenza di genere che possono supportare ed offrire protezione alle vittime:

  • Numero antiviolenza e stalking 1522: servizio telefonico gratuito e attivo 24 ore su 24, è disponibile in più lingue e tramite chat
  • YouPol: applicazione della Polizia di Stato che consente di inviare segnalazioni di episodi di violenza anonimamente, anche allegando foto e video.
  • Centri antiviolenza: Presenti su tutto il territorio nazionale, offrono accoglienza, consulenza psicologica, legale e sociale, oltre a percorsi di protezione e sostegno.
  • Scudo: applicazione utilizzata dalle Forze dell’Ordine per monitorare e intervenire nei casi di violenza domestica.

Medico Competente e violenza di genere nei luoghi di lavoro

In un mondo del lavoro sempre più tecnologico ed evoluto, non bisogna dimenticarsi di questioni delicate come l’inclusione ed il rispetto dei diritti umani.

Le donne iniziano a lavorare solamente all’inizio del 1900. Prima dell’inizio del XX secolo, infatti, vigeva la regola dicotomica di genere: l’uomo lavoratore si occupava prevalentemente di mantenere economicamente la famiglia mentre era la donna ad occuparsi delle faccende domestiche e dell’educazione dei figli sacrificando la propria realizzazione professionale.

Grazie all’impatto dei movimenti femministi, alla fine degli anni ’70, in Italia entra in vigore la Legge Anselmi (903/1977) in cui si stabilisce la parità di trattamento tra uomini e donne in materia di Lavoro, vietando di fatto qualsiasi discriminazione legata al genere.
Nonostante ciò, ad oggi, permangono delle difficoltà che riguardano principalmente le donne ed il loro rapporto con il mondo del lavoro:

  • il carico di lavoro domestico spesso rende difficile conciliare aspetti più personali, come la gestione della casa e dei figli, con la carriera professionale
  • l’incremento di rischi sociali sul luogo di lavoro, in quanto le donne possono essere più facilmente vittime di discriminazioni e molestie
  • differenze di trattamento e retribuzione (gender gap o divario di genere)

Il compito del Medico Competente, in quanto garante della tutela della salute sul luogo di lavoro, non è solamente svolgere le visite mediche ed emettere i giudizi d’idoneità, ma si estende anche alla salvaguardia dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, mantenendo e promuovendo la costruzione di ambienti di lavoro inclusivi e sicuri, compresa la tutela dello stato di gravidanza ai sensi del D.Lgs 151/2001.

La comunità scientifica sta già mettendo a punto un approccio che sia gender based, prevedendo strategie di cura, prevenzione, informazione, formazione ed addestramento specifiche che possano favorire la creazione di un ambiente di lavoro sicuro e adeguato alle necessità di tutte le lavoratrici e i lavoratori.

Conclusioni

La giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne rappresenta un’occasione per ricordare a tutti le avversità che le donne devono affrontare quotidianamente e la strada ancora da percorrere.

Il Medico Competente, grazie ad una prospettiva focalizzata sull’inclusività, può sensibilizzare l’azienda a tutti i livelli organizzativi nella definizione di un ambiente di lavoro sicuro ed inclusivo.