Negli ultimi anni la riflessione scientifica ha progressivamente ampliato il concetto di Medicina di Genere, superando una visione esclusivamente binaria fondata sulla distinzione biologica maschio/femmina.

Accanto ai determinanti biologici, si riconosce oggi l’importanza dei determinanti sociali, relazionali e culturali che influenzano l’identità di genere, l’orientamento sessuale e l’esperienza individuale della salute.

Il ruolo della comunità scientifica

Il riconoscimento delle differenze legate all’identità di genere e all’orientamento sessuale non rappresenta una posizione ideologica, ma una presa d’atto di evidenze epidemiologiche consolidate.

Numerosi studi documentano una maggiore vulnerabilità a disturbi ansioso-depressivi, un più elevato rischio di suicidabilità e una minore adesione ai percorsi di cura nelle minoranze sessuali, spesso correlati a fenomeni di stigma, discriminazione o minor accesso ai servizi sanitari.

La comunità scientifica ha progressivamente aggiornato classificazioni diagnostiche e linee guida cliniche alla luce di tali evidenze, sottolineando la necessità di un approccio clinico competente, non stigmatizzante e fondato sull’ascolto.

Tuttavia, nell’ultimo Congresso Internazionale della Società per la Medicina di Genere del 18 e 19 settembre 2025, tenutosi a Magdeburg in Germania, è stato ribadito che la Medicina di Genere non risulta ancora pienamente integrata nella pratica clinica quotidiana, sottolineando alcune priorità come l’integrazione sistematica delle differenze di sesso nei trial clinici, la personalizzazione dei dosaggi e protocolli terapeutici ed il superamento degli stereotipi culturali e bias diagnostici.

I processi transizionali: rilevanza clinica

I percorsi di affermazione di genere costituiscono un ambito clinico che richiede particolare attenzione. La disforia di genere non adeguatamente presa in carico è associata a significativa sofferenza psichica. Al contrario, percorsi valutati e accompagnati in modo multidisciplinare mostrano una riduzione dei livelli di depressione e di rischio suicidario.

Dal punto di vista medico, ciò implica la conoscenza delle terapie ormonali e dei loro effetti metabolici, la valutazione del rischio cardiovascolare e trombotico, nonché l’esecuzione degli screening oncologici coerenti con l’anatomia presente, indipendentemente dal genere anagrafico.

Dove siamo ancora in ritardo?

1️⃣ Ricerca insufficiente

Solo una minima parte dei finanziamenti globali è dedicata specificamente alla salute di genere.

2️⃣ Analisi nei trial clinici

Molti studi non distinguono adeguatamente i risultati tra uomini e donne.

3️⃣ Cultura sanitaria e stereotipi

I sintomi femminili vengono talvolta sottovalutati o attribuiti a stress o emotività.

La medicina di genere serve anche a correggere questi bias.

Determinanti di salute anche sul posto di lavoro

La qualità della relazione medico-paziente (anche nell’ambito della Sorveglianza Sanitaria nei luoghi di lavoro ai sensi del DLgs 81/2008), il linguaggio utilizzato e la capacità di raccogliere un’anamnesi affettiva e relazionale in modo neutro e rispettoso, incidono direttamente sugli esiti clinici.

medicina di genere

Conclusioni

Negli ultimi decenni l’attenzione verso la medicina di genere è cresciuta progressivamente, ma non è ancora sufficiente. Una medicina realmente personalizzata, infatti, non può limitarsi alla sola dimensione biologica.

Integrare determinanti biologici, psicologici e sociali consente una presa in carico più completa e clinicamente efficace. L’attenzione ai processi identitari e transizionali non rappresenta una concessione culturale, ma una scelta di appropriatezza clinica e di responsabilità professionale, a cui la comunità scientifica, a tutti i livelli, deve fare riferimento nella pratica clinica di ogni giorno.

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